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Genuinamente mobilitati

4 maggio

Blitz ed esposto alla Procura della Repubblica di Pordenone degli attivisti no-ogm contro la semina di mais transgenico in Friuli

Genuinamente mobilitati

Allarme Ogm, scatta la prima semina di mais transgenico in Italia. E gli “organismi genuinamente mobilitati” - una sessantina di attivisti dei centri sociali del Nordest - si schierano contro gli organismi geneticamente modificati.

É successo venerdì scorso nel Pordenonese, dopo che Giorgio Fidenato, presidente dell’associazione di imprenditori agricoli denominata Agricoltori Federati, e Leonardo Facco, del Movimento Libertario (che raggruppa i produttori in nome di un liberismo spinto), hanno annunciato che, nonostante il decreto ministeriale lo vieti espressamente, quel giorno avrebbero seminato il mais transgenico in un campo pubblico segreto.

Le immagini della semina appaiono nel portale del Movimento Libertario: dalle riprese è impossibile capire il luogo ma, a sorpresa, si scopre che essa risale al 25 aprile, perché Fidenato e Facco, ripresi mentre seminano, mostrano le date dei quotidiani. Ed è così che la giornata della semina illegale si trasforma in una protesta che culmina nell’occupazione, da parte degli attivisti, della sede pordenonese degli Agricoltori federati.

Alessandro Metz, già consigliere regionale dei Verdi e Luca Casarini, storico portavoce dei centri sociali, consegnano un esposto alla Procura della Repubblica di Pordenone, per chiedere all’autorità giudiziaria di verificare le lesioni della normativa in tema di reati ambientali.

Se è vero che la libertà di ognuno finisce laddove comincia quella del vicino, nel mirino delle critiche vi è finito il rischio di contaminazione degli Ogm, che dagli attivisti viene letto come il tentativo delle multinazionali di introdurre il controllo sulle coltivazioni.

A spiegarlo è Luca Tornatore, il ricercatore – attivista del dipartimento di fisica dell’Università di Trieste che era finito alla ribalta delle cronache per essere stato arrestato (e poi assolto) durante il vertice di Copenhagen. «É necessario capire con onestà cosa sono gli Ogm – parla Tornatore -. In Nord America questo tipo di sperimentazioni sono ormai una normalità per le aule dei tribunali. Nel momento in cui un campo, coltivato tradizionalmente o con tecniche biologiche, viene contaminato da un Ogm, esso diventa proprietà della Monsanto e delle sorelle che hanno brevettato l’organismo geneticamente modificato.

Il problema è che la contaminazione è un evento naturale: perché essa avvenga, basta un polline portato dal vento o da un volatile o da un qualsiasi altro meccanismo che non è confinabile. La semina di Ogm è dunque un dispositivo di penetrazione in tutti i campi vicini: questo è quello che è già successo nel Nord America e in altre parti del mondo.

Le sperimentazioni – continua – devono essere fatte in condizioni in cui la scienza può assicurare i principi di precauzione e di responsabilità, non certo in un campo aperto, tanto più perché sugli Ogm la scienza non è sicura di quali siano gli effetti sull’ambiente».

In Italia, la semina di Ogm è stata vietata il 7 aprile scorso da un decreto sottoscritto dai ministeri delle Politiche agricole, della Salute e dell’Ambiente.

Luca Zaia (che al tempo era ministro delle Politiche agricole) aveva argomentato il decreto «per l’assenza di condizioni che garantiscano, come previsto dalla legge, la coesistenza fra coltivazioni Ogm e coltivazioni Ogm-free, condizioni che da più parti si sta tentando di presentare come fatto irrilevante.

La circostanza è quella che vede la contrapposizione insanabile fra il partito dei pro-ogm, che conta pochissimi sostenitori, e quello dei contrari agli organismi geneticamente modificati, che sono invece la stragrande maggioranza dei cittadini, oltre il 75% secondo gli ultimi sondaggi».

di Elena Placitelli
da TERRA del 4 maggio 2010

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