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Terranews: inserto Nordest del 27 aprile 2010

27 aprile

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Terranews: inserto Nordest del 27 aprile 2010 a cura di Riccardo Bottazzo

Salvare Venezia in osteria
I locali storici ospitano gli incontri: una novità che coinvolge i luoghi ove si sviluppano discussioni e relazioni

di Luana Zanella

«Idrodinamica lagunare: cos’è cambiato?» è il titolo dell’iniziativa che si è svolta a Venezia, il 21 aprile, non all’Università, né al Cnr, né in altra sede istituzionale, ma al Paradiso Perduto, storica osteria di Cannaregio (Fondamenta della Misericordia). La pretesa va oltre la tradizionale e rinomata attività artistica e socioculturale che il Paradiso Perduto promuove da sempre. Si tratta di affrontare il tema cruciale della sicurezza stessa della città, come ha ben argomentato Maurizio Adamo, titolare dell’osteria. A fronte dei cinquantasette giorni di acqua alta (il doppio dell’anno precedente), nell’inverno 2009/2010, i cittadini devono essere informati, con dati alla mano, circa la reale situazione dell’idrodinamica lagunare e i possibili scenari futuri, anche perché su questioni vitali e decisive come la salvaguardia di Venezia e della sua laguna è indispensabile che l’assunzione di responsabilità sia diretta e personale.

Saranno le osterie storiche ad ospitare gli incontri, con l’obiettivo di stimolare la discussione, mettendo a disposizione le conoscenze e le elaborazione degli esperti e a confronto esperienze, osservazioni, ricerche e proposte. Si intende inaugurare un percorso nuovo non solo del dibattito cittadino, ma anche delle forme e dei luoghi in cui questo si sviluppa e delle relazioni che vi si intrecciano. E’ iniziato martedì sera, al Paradiso Perduto. Paolo Pirazzoli, ingegnere ricercatore del Cnrs (Francia), ha illustrato i dati relativi alle variazioni recenti del livello marino, che confermano la relazione tra aumento del livello medio marino e maggior frequenza del fenomeno delle acque alte e l’inadeguatezza degli interventi alle bocche di porto in corso di realizzazione (Mose) in relazione all’innalzamento del livello del mare previsto già a fine secolo tra i 50 e 140 cm (verosimilmente attorno agli 80). Georg Umgiesser, fisico oceanografo (Ismar Cnr), concorda. Il ripetersi sempre più intenso e preoccupante dell’acqua alta in città dipende soprattutto dall’aumento del livello marino, oltre che dagli altri fattori noti (subsidenza, aggravio squilibri e dissesti, ecc.). è indispensabile un approccio globale, prefigurando perfino la separazione netta tra mare e laguna e un nuovo assetto idrogeologico e bioambientale. Lorenzo Bonometto, naturalista esperto di ecosistemi lagunari, descrive lo stato di sofferenza della laguna che rischia di morire con o senza Mose.

Ogni anno si perdono tanti sedimenti quanti se ne perdevano nel corso di venti, la pesca a strascico era proibita negli anni cinquanta ed ora i fondali vengono “frullati” per pescare le vongole filippine. Le capacità autodepurative e autoossigenanti della laguna si sono paurosamente ridotte, come pure è diminuita l’area della cosiddetta “laguna morta”, che “vive” grazie alla presenza di barene e canneti e ai fondali ricchi di vegetazione filtrante e ossigenante. La straordinaria capacità di resilienza rischia di venir meno se non si ripristina l’equilibrio morfologico e idrogeologico dell’ambiente lagunare, tanto più in presenza di mutamenti climatici e interventi traumatici come quello in corso alle bocche di porto. Molti i contributi da parte di un pubblico numeroso e variegato, che hanno messo in evidenza la fecondità della circolarità e scambio tra acquisizioni scientifiche, metodologie proprie della contemporaneità e saperi e competenze di origine antica.

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