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Venezia. Referendum: tre firme per l’acqua!

27 aprile

Un centinaio di persone giovedì 22 aprile si sono dati appuntamento al teatro adiacente la storica chiesa dei Frari di Venezia per discutere e coordinare la campagna referendaria nella provincia di Venezia.

Referendum: tre firme per l’acqua!

Privatizzare l’acqua significa mercificare un diritto. Ma i diritti non si mercificano, si tutelano. Perché i diritti non possono essere né venduti né comprati.
Questo è quanto ha ribadito il centinaio di persone che giovedì 22 aprile si sono dati appuntamento al teatro adiacente la storica chiesa dei Frari di Venezia per discutere e coordinare la campagna referendaria nella provincia di Venezia. Tre quesiti per un unico scopo: respingere il tentativo del governo di privatizzare un bene comune come l’acqua e aprire la strada ad una sue gestione più consapevole e partecipata.
«Nella sola Venezia – ha spiegato Francesco Penzo, uno dei coordinatori della raccolta firme – contiamo di raccogliere perlomeno 10 mila firme. Già moltissime organizzazioni ci hanno dato ampia disponibilità ad organizzare banchetti. Ma la cosa più bella è stata vedere studenti, giovani e anche persone meno giovani che prima di oggi non avevano mai partecipato ad una campagna come attivisti, farsi avanti e chiederci come potevano essere utili».
Grazie alla disponibilità del neo assessore comunale all’ambiente Gianfranco Bettin, che non ha caso ha ottenuto dal sindaco Giorgio Orsoni la delega ai Beni Comuni, il centro pace coordinato da Luigi Barbieri si è messo a disposizione del coordinamento come centro logistico. Un problema, considerato la grande partecipazione all’assemblea preparatoria, è stata la scarsa disponibilità di moduli per la raccolta firme a disposizione. In attesa dei “rinforzi”, sarà indispensabile usufruire al meglio del materiale disponibile riempiendo ogni singola casella di ogni singolo modulo.
«Questa battaglia referendaria è una occasione storica per riscoprire e rilanciare uno spazio di iniziative dal basso non soltanto per riportare al centro del dibattito politico la tutela dei beni comuni – ha commentato il verde Beppe Caccia - ma anche per aprire una discussione su come questi beni devono essere gestiti per garantire tanto l’accessibilità da parte di tutti quanto un utilizzo ottimale». Non dimentichiamo che il Comune di Venezia è stato tra i primi ad introdurre nel suo statuto grazie ad una delibera portata in consiglio da Verdi e Rifondazione il 18 gennaio 2010, il riconoscimento dell’acqua come bene pubblico la cui gestione «è un servizio pubblico di locale privo di rilevanza economica » e pertanto «non soggetto alla disciplina della concorrenza». «L’acqua – si legge nella premessa alla delibera – è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi costituiscono un diritto inviolabile, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’articolo 2 della Costituzione».

Di Riccardo Bottazzo
Da TERRA del 27 aprile 2010

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