Venezia. La vittoria è la cornice ideale
2 aprile
Pubblicato da Il Manifesto, 1 aprile 2010
di Gianfranco Bettin
La vittoria è la cornice ideale
Dall’onda che sommerge il nord, leghista e di destra, Venezia si è difesa in modo freddo e sapiente, attingendo alla propria storia politica e alla propria capacità di reinterpretare il presente.
La sinistra veneziana, compresa quella cosiddetta radicale, ha sfoderato la propria capacità di aprirsi e rinnovarsi. Il centro moderato, compreso quello che si ritrova nel Pd e nella stessa Udc (e a cui appartiene sia pure in modo autonomo il neo sindaco Giorgio Orsoni), ha fatto ciò che in altri momenti cruciali della storia veneziana novecentesca ha fatto: da uno stallo e da una crisi incipiente è uscito dal lato della democrazia e della civiltà (era già avvenuto all’inizio degli anni ’60 e, di nuovo, all’inizio degli anni ’90).
L’alleanza che ha eletto Orsoni nasce da questa svolta, condivisa dal Pd, dall’IdV e dai socialisti, accettata dall’Udc e fatta propria dalla sinistra (Prc e comunisti italiani) e dall’aggregazione civico - politica (la lista «In Comune») promossa da Verdi, SEL e associazioni di base. La proposta ha convinto la maggioranza, e Venezia si è salvata dall’onda leghista che Brunetta mirava a cavalcare e che invece si è infranta contro le rive e le fondamenta della città democratica, una città insieme «serenissima e metropolitana» nel suo mix tra antica civiltà e consapevole, a volte audace, modernità.
Non era affatto scontato che andasse così. Al contrario, ancora a metà dicembre ci si stava avviando pericolosamente a una brutta frattura: l’operazione, infatti, rischiava di nascere ad escludendum, contro la sinistra. Come in Puglia, sono state le primarie di coalizione a riaprire i giochi e a mostrare e a far pesare il radicamento e la forza di una sinistra sociale, ambientalista, moderna rivelatisi imprescindibili. Orsoni ha avuto l’intelligenza di capirlo e di lavorare, infine con lo stesso sindaco uscente Massimo Cacciari, all’integrazione delle diverse forze in una coalizione e dentro un progetto.
La vittoria al primo turno - forse l’unica possibile: un ballottaggio, a trionfo di Zaia avvenuto, sarebbe stato insidiosissimo - nasce da questo. Non deve sorprendere, perché Venezia raramente tradisce nei momenti fondamentali (semmai, a volte è tradita...). Ma non deve neanche far riposare sulla gioia del momento, condivisa davvero da molti in Italia e non solo (non si ha idea di quanta gente, da ogni parte, si sia fatta sentire apprensiva e infine contentissima in questi giorni).
La vittoria, infatti, crea soltanto la cornice politica migliore per affrontare le questioni enormi aperte in città e nel territorio (nel fosco quadro veneto che l’altro giorno ha perfettamente tratteggiato sul manifesto Massimo Carlotto). La crisi economica e sociale morde. La crisi ambientale e climatica ridisegna drammaticamente l’ecosistema ma offre anche la prospettiva di una vera rivoluzione della sostenibilità e della trasformazione industriale e postindustriale che sembra fatta proprio per Venezia. Interessi enormi si contendono spazi, affari, poteri. E la politica, nel contesto in cui la città è inserita, vede il trionfo delle forze opposte, da Roma alla Regione alla Provincia. Sarà una partita dura, complicata, affascinante.
