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Vicenza - Al Dal Molin un disastro annunciato!

3 febbraio

Il presidio permanente: "il cantiere per la costruzione della nuova base statunitense al Dal Molin è un pugno nello stomaco del territorio vicentino, una ferita aperta che nulla ha a che vedere con la tutela della falda e con l’ecocompatibilità del progetto sbandierata dal commissario Costa"

Da www.nodalmolin.it

2 / 2 / 2010

Poche foto parlano più di centinaia di comunicati stampa, analisi tecniche, menzogne costruite a tavolino per tentare di indorare una pillola amara: il cantiere per la costruzione della nuova base statunitense al Dal Molin è un pugno nello stomaco del territorio vicentino, una ferita aperta che nulla ha a che vedere con la tutela della falda e con l’ecocompatibilità del progetto sbandierata dal commissario Costa.

Le pubblichiamo di seguito, le foto, dopo averle consegnate questa mattina al sindaco, perché nessuno possa dire di non aver visto. Ecco cosa nascondono quei teli verdi messi lungo la recinzione del Dal Molin. E’ ciò che i vicentini non devono vedere – nemmeno il sindaco, al quale alcuni mesi fa è stato sbattuto il cancello in faccia – perché è la dimostrazione, chiara e lampante, di cosa si sta realizzando all’interno del più grande prato verde della città: un disastro.

Il Dal Molin è un acquitrino. Mentre a Caldogno (a poche centinaia di metri di distanza dal cantiere) il pozzo piezometrico dal quale viene verificata l’altezza della falda segna una profondità superiore ai 50 metri, all’interno del Dal Molin la stessa falda esonda: basta scavare 50 cm per trovare l’acqua, tanto che le stesse trincee scavate dalla Sopraintendenza ai beni archeologici sono allagate. Laghi di alcune migliaia di metri quadri costellano l’area, mentre sono state installate idrovore particolari che la Vinca (la Valutazione d’Incidenza Ambientale approvata dalla Regione Veneto) aveva tassativamente vietato per i danni che possono provocare alla falda.

Perché questa differenza tra il pozzo di Caldogno e l’area del Dal Molin? A spiegarlo, in assemblea, è stato l’ing. Guglielmo Vernau: «come avevamo previsto – ha commentato il tecnico – la palificazione realizzata per le fondamenta degli edifici sta impedendo il regolare deflusso dell’acqua; la falda di superficie, infatti, scorre da est a ovest, da Via S. Antonino al Bacchiglione. Ma i pali conficcati sono impermeabili, e sono molte migliaia; inoltre la loro presenza ha compresso il terreno, e l’acqua non riesce più a filtrare»; in sostanza i tecnici della Cmc hanno creato una diga lunga 1400 m sotto il piano campagna del Dal Molin. Naturalmente, ne erano consapevoli, sapevano i danni che avrebbero prodotto.

Ma hanno mentito, come sempre ha fatto il commissario Costa sull’impatto dell’opera; una sola volta, infatti, il giullare degli statunitensi è stato sincero in questi tre anni di mandato: è stato quando ha scritto al Governo che «la realizzazione della Valutazione d’Impatto Ambientale rappresenterebbe un elemento ostativo alla realizzazione» dell’installazione militare. Sarebbe emerso, infatti, che quel progetto è incompatibile col territorio sul quale deve essere realizzato.

Ci sono volute 50 donne e uomini che, a rischio di una denuncia e di un possibile arresto, si sono incatenate alle gru del cantiere, per conoscere questa verità; e questo la dice lunga sulla responsabilità di quanti dovrebbero tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Come è possibile che, per conoscere quanto sta avvenendo all’interno di quell’area, decine di cittadini debbano incatenarsi a delle gru e alcuni di essi arrischiarsi a scalarle?

Poco importa, ora; perché, da oggi, nessuno può far finta di non aver visto: le foto, infatti, parlano chiaro. Il cantiere deve fermarsi, subito. Prima che sia troppo tardi: prima che il disastro sia irreparabile.

Presidio Permanente No Dal Molin


«Se è stata colpita la falda i danni saranno irreparabili»

Se effettivamente un danno alla falda c’è stato, questo sarà irreparabile. A dirlo non sono i comitati contrari alla base Usa al Dal Molin, ma - da tecnico - il direttore del consorzio idrico di Novoledo, Lorenzo Altissimo. Non si schiera né come favorevole, né come contrario all’insediamento militare ma analizza - con i dati (limitati) in possesso - quello che sta accadendo nell’area di cantiere. Con alcune premesse: Altissimo ricorda come il Comune avesse chiesto al suo ufficio di effettuare delle osservazioni alla valutazione d’incidenza ambientale (Vinca). «Lavoro svolto – spiega il direttore - anche con l’ausilio di geotecnici arrivando alla conclusione che i micropali non bastavano come fondamenta per edifici alti oltre 2 metri, ma che servivano pali con una profondità di almeno 18 metri». E questo si è rivelato poi il metodo seguito dai committenti del cantiere. Il centro idrico di Novoledo aveva anche previsto un innalzamento della falda acquifera di circa 25 centimetri con un calcolo stimato utilizzando un sistema matematico calibrato sul Dal Molin, «ma le nostre osservazioni consegnate al Comune non sono state tenute in considerazione».

L’ente di controllo dell’acqua non nasconde i propri timori sulla situazione attuale della falda superficiale. Mancano i dati per misurare la falda prima che venissero impiantati i pali sotto terra, «ma dai pozzi piezometrici installati nel lato vest del Dal Molin, i committenti potrebbero ricavare questo dato e calcolare la situazione ad oggi».

Il dottore Altissimo ha avuto modo di vedere le fotografie scattate dal Presidio nel blitz di domenica: «Da quel che vedo, l’acqua ha invaso le fondamenta e le trincee scavate». Per il direttore si tratta del fenomeno di “drenaggio”: «In pratica in un terreno umido, appena si scava un buco, l’acqua tende a occuparlo, fuoriuscendo dal terreno circostante. Evidentemente le fondazioni realizzate hanno dato questo risultato non voluto».

Sui danni presunti alla falda il rischio esisterebbe: «Se un terreno permeabile vengono impiantati pali in cemento impermeabili, la falda in qualche misura viene deviata e deve trovare un altro percorso di movimento – argomenta Altissimo – impossibile sapere dove defluirà l’acqua, si dovrebbe conoscere la permeabilità del terreno punto per punto». Quel che è certo è che se il danno alla falda c’è stato, questo è irreversibile: «Si dovrebbero togliere i pali – prosegue il direttore del centro idrico – ma nel momento in cui lo si fa resta il buco e questo si riempirebbe d’acqua». È come infilare una matita in una marmellata densa per poi toglierla: la voragine rimarrebbe.

L’ultima considerazione – sempre di ordine tecnico – è sui committenti dell’opera: «Sono dispiaciuto – conclude Lorenzo Altissimo – se i committenti hanno qualche dubbio sui lavori in corso dovrebbero per lo meno mettere a disposizione i dati raccolti per fare delle verifiche o far effettuare degli studi da un ente terzo, senza commissionarli come fatto fin’ora al loro interno»

Mattia Sopelsa - Il Vicenza - ePolis, p.16
3 febbraio 2010


Vedi anche
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA
BLOCCARE IMMEDIATAMENTE IL CANTIERE AL DAL MOLIN E RICHIEDERE UNA NUOVA VALUTAZIONE D’INCIDENZA AMBIENTALE STANTE L’INOSSERVANZA ALLE PRESCRIZIONI GIA’ EMANATE IN PRECEDENZA

presentata il 4 febbraio 2010 dal Consigliere Gianfranco Bettin


Ascolta l’intervista a Francesco Pavin

Allegati
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