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Venezia. Italia Nostra sul Mose e le acque alte

3 febbraio

Le fortissime maree degli ultimi giorni hanno riproposto con dolorosa urgenza il problema dell’acqua alta a Venezia

Comunicato Stampa
Italia Nostra, il Mose e le acque alte a Venezia

Venezia, 3 gennaio 2010
Le fortissime maree degli ultimi giorni hanno riproposto con dolorosa urgenza il problema dell’acqua alta a Venezia. Lo spettacolo della città ancora una volta allagata ha fatto il giro dei media di tutto il mondo, con stupore forse divertito di alcuni, ma con la sensazione, per chi vive nella città e per chi le vuole veramente bene, di un ennesimo insulto, di una violenza fatta alla sua armoniosa e fragile bellezza.

Da molte parti si è sentito rimpiangere che non fossero ancora terminati i lavori del Mose, che dovrebbe proteggere Venezia proprio da questi fenomeni. E si sono anche uditi e letti dei commenti qualche volta ironici, qualche volta francamente insultanti, verso i movimenti degli ambientalisti, che per ragioni di fondamentalismo ideologico sarebbero insensibili al disagio degli abitanti, alla fatica dei commercianti, ai danni materiali e d’immagine.

Poiché Italia Nostra, accanto a molti altri, è stata ed è ancora in primo piano nell’opporsi all’approvazione ed esecuzione del progetto Mose, è oggi molto importante sottolineare che le sue ragioni, anziché contraddette, sono state ribadite e rafforzate dell’emergenza che ha colpito la città. Le acque alte di questi giorni hanno dimostrato che occorreva fare proprio ciò che gli ambientalisti proponevano, chiedevano, imploravano di fare.

Anzitutto, i cosiddetti interventi diffusi, che tra l’altro anche le disposizioni legislative avevano previsto (legge 171 del 1973 e 798 del 1984). Dal 1973 ci sarebbe stato tutto il tempo per eseguirli. Secondo i calcoli di esperti italiani (Umgiesser del Cnr ) e internazionali (Pirazzoli del Cnrs francese) gli interventi diffusi avrebbero ridotto da ventidue a ventinove centimetri l’altezza di tutte le maree, sia normali sia eccezionali. E ciò significa risparmiare normalmente quasi tutta la città, mentre la recente marea di un metro e cinquanta non avrebbe superato il metro e venti.

Poi, le inevitabili lungaggini nei tempi di realizzazione. Alcuni dei progetti alternativi, meno originali forse, meno brillanti e “faraonici”, avrebbero potuto realizzarsi in tempi molto brevi e potrebbero essere oggi già in funzione. Senza quell’ostinazione sul Mose, Venezia avrebbe già il suo sistema protettivo, provvisorio (in attesa dei cambiamenti climatici) ma efficace, economico e reversibile.

Ancora nel 2005 l’amministrazione della città aveva sottoposto dieci diversi progetti a un tavolo di esperti, la cui conclusione era stata che, mentre il progetto Mose era stato l’unico ad essere elaborato fino a uno stadio molto avanzato, alcuni degli altri progetti erano, al paragone, “interessanti e meritevoli di un adeguato approfondimento.” La necessità di un adeguato confronto, continuavano gli esperti, “emerge con chiarezza dai risultati, sintetizzati nei grafici e nelle tabelle della Relazione”.

Ma per la scelta della soluzione progettuale del Mose non fu mai fatta una gara pubblica. Invece oggi, mentre la città va ancora una volta sott’acqua, gli operai delle imprese appaltatrici stanno costruendo i settantanove immensi cassoni di calcestruzzo che, posati sul fondo delle bocche di porto, dovranno contenere le altrettanto immense paratoie, che dovranno un giorno essere in grado di sollevarsi contro il mare.

Almeno tre altre considerazioni vengono tristemente alla mente in questi giorni di emergenza. La prima riguarda l’efficienza stessa del sistema proposto. La novità è che il comune di Venezia, spinto dai dubbi di alcuni esperti, ha chiesto a una grande agenzia internazionale esperta in opere idrauliche marine (la francese Principia, www.principia.fr) di valutare il comportamento delle paratoie “a spinta” previste dal progetto Mose. La risposta, cauta ma inequivocabile, è stata che l’impiego di paratoie di quel tipo “non ha precedenti nell’ingegneria marina” e pertanto le loro oscillazioni non sono prevedibili con certezza, specialmente in certe condizioni meteomarine. Anzi, il comportamento delle paratoie potrebbe risultare “caotico con elevata amplificazione dinamica delle oscillazioni”. In questo caso, conclude il rapporto, “verrebbe a mancare l’efficienza della schiera di paratoie come barriera al dislivello di marea”. Ciò introduce un grave, forse non accettabile, elemento d’incertezza nel cuore stesso del progetto.

La seconda è la presentazione, avvenuta nel luglio 2009, delle enormi cerniere metalliche da cui dipende l’efficienza del sistema. Sono alte tre metri, pesano, tra elemento maschio e femmina, oltre trenta tonnellate ciascuna, e devono ancora essere collaudate. Molte esitazioni e dilazioni ne hanno accompagnato la nascita, e per la presentazione del progetto esecutivo del è stata ottenuta un’ulteriore proroga fino al luglio 2010. Perché non si è ancora riusciti a mettere a punto questo elemento fondamentale?. La domanda crea delle legittime ansietà.

Infine, le ultime notizie sul cambiamento climatico e il conseguente innalzamento dei mari. Nel luglio 2009 la rivista Climate Dynamics pubblicava un articolo di scienziati operanti a Venezia (Laura Carbognin e altri), in cui si mostrava che, stando alle stime dell’innalzamento dei mari divulgate dall’IPCC (Tavolo Internazionale sul Cambiamento Climatico), per la fine del secolo il Mose dovrebbe diventare operativo fra i 30 e i 250 giorni all’anno (Climate Dynamics, DOI: 10.1007/s00382-009-0617-5). Si tratterebbe di una frequenza insostenibile per la laguna. Ma ora una scienziata americana, la climatologa della Nasa Vivien Gormitz, pubblica sulla rivista scientifica New Scientist un articolo in cui mostra che l’innalzamento sta già superando le previsioni e che, se come probabile supererà i 60 centimetri, il Mose risulterebbe insufficiente a proteggere la città.(http://www.newscientist.com/article/dn17668-climate-change-could-swamp-venices-flood-defence.html) Intanto, tra la preoccupazione generale, il Centro Maree di Venezia ha divulgato i dati dei livelli negli ultimi decenni: dal 1988 al 2009 il livello del medio mare a Venezia è già passato da 23 centimetri a 32,7.

La situazione dunque è fluida, in via di cambiamento e di difficile previsione. Forse non è difficile anche per i non esperti capire che in questi casi è meglio non progettare opere costosissime e definitive ma giocare sulla flessibilità. Forse, se si fosse seguita questa strada, i disagi e le fatiche degli ultimi giorni si sarebbero potuti evitare.

Paolo Lanapoppi
Italia Nostra, Sezione di Venezia

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