Non perdiamo la democrazia locale, al centro il territorio!
24 gennaio
Venezia 24 gennaio 2010
Il programma Recupero di Porto Marghera, federalismo demaniale, politiche rivolte ai più giovani. Punti cruciali per Gianfranco Bettin. Bisogna intervenire in modo costante, Venezia ha bisogno di un’amministrazione a tempo pieno
Francesco Giavazzi, sul Corriere della sera del 18 gennaio, ha colto bene il rilievo generale delle imminenti elezioni comunali di Venezia (in vista delle quali il centrosinistra cittadino ha scelto di indire le primarie per domenica prossima: a confronto, l’avvocato Giorgio Orsoni, l’assessora Laura Fincato e il sottoscritto). E’ un rilievo che deriva dalla storia e dal ruolo attuale di Venezia, la cui peculiarità ha motivato, da parte dello Stato italiano, una legislazione speciale che andrebbe oggi radicalmente ripensata ponendola sotto il segno di una congiunzione stretta tra salvaguardia ambientale e rigenerazione socioeconomica (nel cui ambito risolvere anche il problema annoso che sta impedendo la riconversione di Porto Marghera, quello delle bonifiche).
Complessa e cruciale, dunque, Venezia merita un’attenzione assidua, l’esatto opposto di quanto promette di fare chi, come il ministro Renato Brunetta, si candida a governarla (ma non ci riuscirà) a mezzo tempo, moltiplicando le poltrone (nuovi sottosegretari, più vicesindaci) della casta di cui dovrebbe attorniarsi per cercare di reggere il compito (peraltro, la presidente leghista della provincia di Venezia è anche sindaco di un importante comune come San Donà di Piave: anche la casta padana non scherza quanto a fame di poltrone). Venezia non è città, né provincia, da amministrare part-time. Basterebbe confrontarsi con le quattro questioni proposte da Giavazzi per capirlo.
Cerco, in estrema sintesi, di rispondere. Sul primo punto - Tessera, Marghera, waterfront à la Boston, trasferimento del porto passeggeri in terraferma - sono totalmente d’accordo con Giavazzi e il mio programma lo prevede: recuperare Marghera e non prevedere nuove occupazioni di prezioso suolo agricolo a Tessera con improbabili e datati centri commerciali, alberghieri, direzionali.
Sul secondo, il "federalismo demaniale" e in particolare sull’Arsenale, penso che il comune ha il diritto e il dovere di rientrare in possesso di quello che è un bene inalienabile della città e, anzi, una sua parte fondamentale. Penso che sia necessario evitarne la sostanziale privatizzazione e, quindi, che la prossima amministrazione debba riprendere il dettagliato progetto di riuso - con funzioni produttive, di ricerca, culturali ed espositive, garantendo uno spazio appropriato alla Marina Militare, nel quadro di una rigorosa conservazione in accordo con la soprintendenza - progetto approvato all’unanimità dal consiglio comunale qualche anno fa ma rimasto lettera morta proprio per il mancato ritorno del bene alla città.
Per la stessa isola di Poveglia (risorsa per il turismo "eco" e giovanile e anche per la residenza studentesca) e per Sant’Andrea (snodo cruciale e di prestigio per la mobilità sull’acqua) non mancano i progetti, attivabili appena i beni saranno disponibili, e così per i tanti altri di cui la città attende la restituzione (perché alla città, e non allo Stato italiano, appartengono da sempre).
Sul punto della popolazione studentesca ho in parte già risposto. Aggiungo che il nostro programma prevede (oltre a politiche e servizi "mirati" per le nuove generazioni), la realizzazione di migliaia di nuovi alloggi in "social housing", (5 mila in cinque anni tra centro storico e terraferma) destinati anche a studenti e giovani, sui quali contiamo per ripopolare e ringiovanire la città.
Sull’ultimo punto, le crescenti, invadenti competenze attribuite al commissario governativo originariamente preposto alla sola costruzione del nuovo Palazzo del cinema al Lido, concordo, con Giavazzi. Al Lido si sta svuotando la democrazia locale. Purtroppo, è un rischio che corre tutta Venezia, assediata da figure di "commissari" che non rispondono a nessuno, se non, a volte, ad autorità lontane, o ad interessi fuori controllo (che stanno perfino minando l’economia di mercato locale a favore di monopoli a loro volta senza controllo né concorrenza).
Per questo occorre una nuova, forte, democratica rappresentanza politica diretta della città.
Gianfranco Bettin da Terra
