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Ogm. Italia a rischio invasione: il governo verso il via libera!

21 gennaio

Il prossimo 28 gennaio, in sede di Conferenza Stato Regioni, si discuteranno le linee guida per la coesistenza tra colture tradizionali e geneticamente modificate. questo nonostante 18 amministrazioni locali siano contrarie.

Ogm, Italia a rischio invasione. Il governo verso il via libera

Il prossimo 28 gennaio, in sede di Conferenza Stato Regioni, si discuteranno le linee guida per la coesistenza tra colture tradizionali e geneticamente modificate. Nonostante 18 amministrazioni locali siano contrarie.

«Una scelta in controtempo», la definisce la Coldiretti, una delle maggiori associazioni agricole. E realmente questo pare il progetto di portare al tavolo della conferenza Stato Regioni del 28 gennaio prossimo le linee guida per la coesistenza tra colture tradizionali e ogm. Perché coesistenza, una volta tanto, significa una brutta cosa e cioè il via libera a una di fatto al cambiamento delle caratteristiche di gran parte dell’agricoltura italiana. Come ricorda l’associazione Equivita, «l’Unione Europea, dopo avere emanato, con la lunga preparazione di 3 direttive e 4 regolamenti, le leggi per la tracciabilità e l’etichettatura degli Ogm, era tenuta a produrre anche le regole per la coesistenza», ma il Comitato scientifico europeo chiarì che queste regole erano inattuabili: l’incrocio genetico, da un campo ogm a uno naturale, è inevitabile e veloce.

Il compito dell’elaborazione delle linee guida fu quindi affidato agli Stati membri e molti di questi a loro volta li hanno delegati alle Regioni: per l’Italia, una sentenza della Corte costituzionale ha chiarito che si trattava materia che lo Stato deve necessariamente delegare. Con un risultato fortemente negativo, sul fronte degli ogm. Sono ben 18 le amministrazioni regionali che hanno emanato normative che contrastano fortemente e in qualche caso impediscono di fatto la coesistenza in campo aperto. Il Lazio, ad esempio, ricordano all’assessorato dell’Agricoltura regionale, ha escluso la possibilità di coltivare piante geneticamente modificate sul tutto il territorio regionale, con l’esclusione di una piccola particella sperimentale nel cuore dell’Università della Tuscia per motivi di ricerca.

Già oggi il Comitato Agricoltura della Conferenza Stato regioni esamina le linee guida, mentre il 28 saranno i presidenti a discutere del testo. «I contenuti - anticipa il responsabile ambiente di Coldiretti Stefano Masini - sono molto rigorosi. Per coltivare piante ogm in campo aperto, gli agricoltori dovranno ottenere un’autorizzazione dalla Regione, dopo aver depositato una firma per la fidejussione in caso di danni. Dovranno avere un patentino di idoneità, notificare ai vicini la decisione e pagare una tariffa per ettaro che va a costituire un fondo per eventuali danni subiti da altri coltivatori. Inoltre, è vietata la coltivazione in aree protette ed è prevista la possibilità di referendum per aree di coltivazione: in sostanza i vicini potranno opporsi. Trovo invece debole la possibilità di poter coltivare ogm nelle aree delle Dop: si potrà fare solo se è dimostrata la impossibilità di scambi genetico con le coltivazioni oggetto del marchio, ma non mi pare una buona scelta».

A non convincere Coldiretti è soprattutto l’opportunità temporale: «Mi pare che in questo momento specifico - dice Masini- nessuno abbia veramente la necessità di introdurre coltivazioni ogm nel nostro paese: anni fa si poteva parlare di pressioni dell’ambasciata statunitense. Oggi arriva la notizia che Michelle Obama festeggia il suo compleanno in un ristorante biologico e Ogm free. E in epoca di scandali per i vaccini, anche la Novartis ha altre gatte da pelare».

di Simonetta Lombardo da Terra


Il Governo, in sordina, sdogana gli Ogm

Un grande boccone avvelenato per i cittadini italiani, un nuovo regalo alle multinazionali.
Scegliendo di trascurare la sovranità alimentare dell’Italia e la nostra preziosa biodiversità, il Governo ha deciso di imboccare la strada che ci vedrà colonizzati dalle multinazionali chimico-farmaceutiche-biotech detentrici dei brevetti sugli Ogm.

A quanto risulta dall’articolo che pubblica “La Stampa” (“L’Italia sdogana gli Ogm”, 17/01/10), è imminente il 28 gennaio il via libera formale alla bozza sugli Ogm, che prevede le linee guida per la coesistenza (tra colture tradizionali e colture Ogm) richieste dall’Unione Europea, che tuttavia non sono state elaborate dalla grande maggioranza degli Stati membri fino ad oggi.

L’Unione Europea, dopo avere emanato, con la lunga preparazione di 3 direttive e 4 regolamenti, le leggi per la tracciabilità e l’etichettatura degli Ogm, era tenuta, secondo il programma stabilito, a produrre anche le regole per la coesistenza (tra coltura tradizionali e colture geneticamente modificate). In realtà la porta era stata spalancata agli Ogm nel momento in cui era passata la Direttiva europea che autorizzava i brevetti sulla materia vivente (98/44), ma si voleva quanto meno salvare il diritto del cittadino europeo ad una libera scelta alimentare.

L’Unione Europea non poté elaborare le regole di coesistenza perché il suo Comitato Scientifico dichiarò che tale coesistenza era inattuabile (gli Ogm, anche se coltivati a distanza di chilometri, finiscono sempre per inquinare ogni altra piantagione attraverso l’aria, i pollini, gli insetti, e anche attraverso il suolo). Fu scaricata la “patata bollente” dell’elaborazione di queste “linee guida” sugli Stati Membri, che a loro volta, ovunque possibile, l’hanno scaricata (in Italia è avvenuto così) sulle loro amministrazioni regionali. Le quali non hanno potuto fare niente e in tal modo hanno impedito in Italia, come pure in svariati altri Stati Membri, l’autorizzazione alle colture GM.

Oggi all’improvviso, senza alcun dibattito pubblico e in totale violazione della Convenzione di AARHUS, cui l’Italia aderisce (e che impone vengano informate le parti interessate dei cittadini, o gli stakeholder, che devono anche prendere parte al processo decisionale quando si elabora una iniziativa che riguarda l’Ambiente), ci giunge la notizia che l’accordo tra Stato e Regioni si sarebbe concluso. Con grande nostra sorpresa, dal momento che 16 Regioni Italiane si sono dichiarate “OGM Free” (e recentemente Barroso, presidente della Commissione Europea ha riconosciuto il diritto delle Zone “Libere da Ogm” ad esserlo).

Anche se nel Rapporto “Come influenzare l’opinione pubblica sulle biotoecnologie agricole” (!), l’addetta all’Agricoltura statunitense in Italia definisce tutti, nell’elenco qui di seguito,“frange minoritarie” …., una vasta maggioranza della popolazione si è espressa in Italia contro gli Ogm in agricoltura. Tra di essi:

il Governo nella persona del Ministro dell’Agricoltura Zaia

41 Province e 2.446 Comuni, oltre le 16 Regioni già menzionate

il maggiore sindacato di agricoltori, la Coldiretti (9.812 sezioni nelle 18 regioni e 568.000 agricoltori)

la maggiore catena di distribuzione alimentare, Coop Italia

numerose maggiori marche di prodotti alimentari, come Barilla, Amadori, Bovinmarche, Fileni, ecc ...

la coalizione di Ong “Liberi da Ogm” e numerose altre Organizzazioni della Società Civile, anche in ambito accademico.

numerosi gruppi di parlamentari di tutte le correnti (in particolare Gianni Alemanno, già Ministro dell’Agricoltura e oggi Sindaco di Roma)

il Vaticano stesso con le dichiarazioni fatte dal Papa e scritte nel Documento “Instrumentum laboris” (1) per il Sinodo dei Vescovi Africani (pur se la Pontificia Accademia delle Scienze, che è autonoma dal Vaticano e che da esso è stata smentita su “L’Osservatore Romano”, ha tentato nel mese di maggio scorso di accreditare la tesi di un sostegno del Vaticano agli Ogm …).

Le ragioni del rifiuto agli Ogm dovrebbero ormai essere note per le basi solidissime (vedi anche bibliografia riportata di seguito) sulle quali esse poggiano. Infatti gli Ogm:

sono stati promossi negli anni ’90, malgrado un giudizio negativo della Food and Drug Administration negli USA

hanno promesso aumenti nei raccolti e riduzione dell’inquinamento chimico ed entrambe queste promesse sono state non solo disattese ma ribaltate (vedi ultimo rapporto del nov. 09 di Charles Benbrook: meno 10% nei raccolti e 4 volte più inquinamento da pesticidi)

hanno dimostrato di costituire un rischio per la salute umana

hanno dimostrato di costituire un rischio ancor maggiore per l’ambiente

hanno privatizzato un “bene comune” prezioso almeno quanto l’acqua: la materia vivente del pianeta

non sono, come hanno voluto farci credere, uno strumento per migliorare la distribuzione di cibo nel mondo, ma al contrario una causa importante della grave crisi di fame. Infatti, essi fanno in modo che i popoli dipendano da potenti multinazionali, che mirano al solo loro profitto, con la riscossione del diritto di brevetto (ad ogni ciclo riproduttivo della pianta) e con il controllo del mercato globale del cibo.

1-) “La campagna di semina di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) pretende di assicurare la sicurezza alimentare […]. Questa tecnica rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di OGM”. (Benedetto XVI nel documento “Instrumentum laboris” per il Sinodo dei Vescovi Africani, 2009).
COMUNICATO STAMPA 19/1/10

Comitato Scientifico EQUIVITA Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949, + 39.335.312951 E-mail: equivita@equivita.it Sito internet: www.equivita.org


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Il dossier dei Verdi

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