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PADOVA, CASO SPRITZ: LA CULTURA DEL RECINTO

24 ottobre 2006

Il progetto elaborato dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza di trasferire il rito dello spritz dalle piazze alla Fiera, con capofila dell’operazione la Giunta di Padova, farebbe ridere i polli nella gran parte delle città europee dove si consuma da sempre questo rito di socialità.

Invece a Padova si brinda nelle stanze della giunta padovano per aver trovato una soluzione "furba" a chissà quale problema. Perché quello che, innanzitutto, non si comprende è quale sia il problema. Forse la ritualità del ritrovarsi in tanti nelle piazze nel tardo pomeriggio per una socialità che prevede anche il consumo di bevande? L’abuso di alcool per i minorenni? I problemi di pulizia delle piazze o cosa altro?
Per tutti questi "problemi" ci sarebbero soluzioni ben diverse da quella elaborata nel Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. Per la pulizia, come si fa in altre città, si dovrebbe investire in specifici interventi dell’APS e su un maggior numero di cassonetti e altri recipienti adatti allo scopo. Per l’abuso di alcool si dovrebbe agire sul piano culturale e informativo, con provvedimenti specifici rivolti agli esercenti e con la prevenzione. Per il fenomeno del ritrovo nelle piazze si dovrebbe garantire maggiore fruibilità possibile delle stesse, incentivando l’offerta culturale, definendo regole di convivenza e facendole rispettare sia con il controllo ma, soprattutto, investendo nella comunicazione positiva. Fanno così altre importanti città dove la presenza giovanile, soprattutto universitaria, è massiccia o dove questo tipo di socializzazione è culturalmente consolidato. A Padova invece da quando si è insediata la nuova Giunta - che prima di vincere le elezioni, va detto, ammiccava al "popolo dello spritz" per ingraziarsene in consensi contro i provvedimenti analoghi messi in atto dalla Giunta di centro destra - questa ha di fatto dichiarato "guerra" alla socialità nelle piazze. Alimentando la grancassa di volta in volta, del rischio spaccio, delle degenerazioni alcoliche per i minorenni, del sacco delle piazze e così via.

Ora la soluzione sembra quella dello spostamento "per decreto" della socializzazione nelle piazze all’interno della Fiera, di concerto con le associazioni dei commercianti che vi dovrebbero aprire nuovi locali, chiudendo o sospendendo (non si capisce bene) i propri esercizi negli orari che, sempre "per decreto", vengono deputati a questo rito, dalle 18 alle 2. Una preoccupante cultura del recinto, della segregazione già sperimentata dalla Giunta con il muro e i varchi di accesso in via Anelli ricompare anche in questa decisione. Insieme alla evidente incapacità di comprendere le motivazioni e le dinamiche soprattutto giovanili della socializzazione alla base del ritrovarsi in tanti nelle piazze, proprio nelle piazze. Perché non è lo spritz il collante di questo fenomeno ma la possibilità di ritrovarsi in un luogo pubblico, comune, sentito come tale da quanti lo frequentano. Chi invece ascolta le sirene del perbenismo, della sicurezza intesa come garanzia di interessi di parte, di categoria e mai come attenzione al rapporto con le libertà individuali e collettive; chi sta più attento a garantire nel passaggio dalle piazza alla Fiera gli interessi degli esercenti e non guarda al fenomeno come qualcosa di vivo, di interessante, di gioioso che va, certo, regolato e aiutato ad essere sostenibile con al vivibilità di tutti nella città ma non demonizzato e rinchiuso in altri luoghi, è difficile possa capire e tollerale modalità di socializzazione che, probabilmente, non gli sono mai appartenute e non gli appartengono.

Paolo De Marchi - consigliere provinciale Verdi Padova
23 ottobre 2006

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